Oncologia, più della metà dei pazienti malnutrito già alla prima visita

Prima ancora di cominciare le cure, il 64% dei pazienti oncologici ha perso peso e il 51% a rischio di malnutrizione o già malnutrito. Sono i dati raccolti da un’importante ricerca italiana. Lo studio PreMiO (Prevalence of Malnutrition in Oncology), presentato alla Camera dei Deputati.

Lo studio, pubblicato rivista Oncotarget ha preso in esame un campione di 2.000 pazienti visitati in 22 unita di oncologia distribuite sul territorio nazionale.

Dallo studio emerge che malnutrizione, anoressia, perdita di appetito e di peso sono comuni nel paziente oncologico sin dalle prime fasi della malattia. Il 51,1% del campione analizzato mostrava un grado di compromissione nutrizionale variabile, di questi il 42,4% era a rischio di malnutrizione e il 9% già francamente malnutrito.

La perdita di peso involontaria è un altro indicatore significativo. Alla prima visita oncologica, il 64% dei pazienti aveva avuto una perdita di peso, variabile da 1 a 10 kg, durante i precedenti 6 mesi.

Nelle forme di malnutrizione più serie il rischio di morte aumenta da 2 a 5 volte, un evento evitabile con interventi tempestivi e adeguati.

“Chiediamo alla politica che intervenga affinché le cure nutrizionali entrino a far parte della buona pratica clinica, anche con l’eventuale previsione di sanzioni per chi non garantisce ai malati cure adeguate, in analogia a quanto fatto in passato con la legge 38 che garantisce l’accesso aile terapie del dolore – dichiara Maurizio Muscaritoli, Professore ordinario di medicina interna, all’ Università Sapienza di Roma e Presidente SINUC (Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo) – Servono anche strumenti di governance che possano ovviare alla cronica assenza di medici nutrizionisti e dietisti in tutte le aziende sanitarie, ed in particolare dove vengono trattati i pazienti oncologici, a cui si dovrebbe aggiungere la costituzione di reti regionali che prevedano un’interazione stretta con territorio, medici di medicina generale e ospedale”.

In ltalia manca una legge nazionale che regolamenti e garantisca l’accesso uniforme ai trattamenti di nutrizione clinica ed artificiale domiciliare sia nel periodo delle cure attive che in quello delle cure palliative. “Appare quindi opportuno valutare e prevedere l’inserimento dello screening nutrizionale e del trattamento della malnutrizione anche, ma non solo, all’interno di PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutico Assistenziali) delle diverse patologie” sottolinea Muscaritoli.

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