Cirrosi epatica, non diminuire l’attenzione su cure e controlli

“I pazienti affetti da cirrosi epatica sono più suscettibili alla infezione da Covid-19 e pertanto sono da considerare persone a rischio. Per giunta, la malattia da Covid-19 presenta generalmente un decorso clinico più severo in questi pazienti, contribuendo notevolmente alla morbilità e mortalità che risultano più alte che nella popolazione generale.”

Lo ha affermato Pietro Fusaroli, Direttore UO Gastroenterologia, AUSL Imola durante il webinar ‘La realtà italiana della cirrosi epatica in epoca post-Covid tra terapie e impatto socio economico’, organizzato da Motore Sanità con i principali interlocutori dell’Emilia Romagna e con la sponsorizzazione non condizionante di Alfasigma S.p.A.

L’importanza dei controlli periodici

“A Imola – spiega Fusaroli –  presso la Gastroenterologia del nostro ospedale sono disponibili ambulatori dedicati alla cura dei pazienti cirrotici, cui essi possono accedere previa telefonata in casi non urgenti e con impegnativa del medico di medicina generale in casi urgenti. In quest’ultima evenienza essi vengono ricevuti il giorno stesso. Oltre a questa pronta reazione, è importante che avvenga la presa in carico dei pazienti cirrotici, affinché essi abbiano sempre un programma ben definito dei controlli cui devono sottoporsi, che in generale consistono in esami del sangue, ecografie dell’addome e esofagogastro duodenoscopie”.

“Considerato l’incremento attuale dei contagi del virus SarsCov-2 siamo molto preoccupati per i pazienti con cirrosi epatica che devono effettuare controlli e procedure sanitarie ospedaliere a cadenza periodica. – afferma Ivan Gardini, Presidente dell’associazione EpaC Onlus. La preoccupazione vale anche per anche per tutti i pazienti con malattia avanzata che devono iniziare una qualunque terapia, ad esempio per l’epatite C.”

I rischi del ritardo nell’inizio delle cure

“Un recente studio – continua Gardini – ha stimato che ritardare l’inizio delle cure di 12 mesi, decuplica i casi di complicanze e decessi nei 5 anni successivi. È indispensabile indicare quali sono le prestazioni differibili da quelle indifferibili in questo gruppo di pazienti ad alto rischio di complicanze. Le cure ed il monitoraggio dei malati cronici a rischio devono continuare attraverso il telemonitoraggio, decentralizzando esami e prestazioni diagnostiche dall’ospedale al territorio per evitare di esporre i pazienti fragili a rischi inutili. A tale proposito è di grande aiuto semplificare atti burocratici: come rinnovare automaticamente i piani terapeutici, consentire il ritiro dei farmaci ospedalieri presso la farmacia di fiducia o consegnare direttamente a casa i farmaci, incrementare le confezioni erogabili ed altre modifiche di natura amministrativa che possono incidere positivamente sulla qualità di vita di pazienti gravi che devono restare quanto più possibile protetti e monitorati cosi come raccomandato da tutti gli esperti.”

L’encefalopatia epatica

Francesco S. Mennini, Professore di Economia Sanitaria, EEHTA CEIS, Università di Roma “Tor Vergata” ha riportato i dati di un recente studio italiano in real world sui pazienti con Encefalopatia Epatica conclamata (OHE) in cui l’incidenza di altri ricoveri dopo il primo risulta del 62%, più elevata ripsetto altri studi osservazionali italiani. La probabilità di decesso al primo ricovero risulta pari al 32%. La probabilità di decesso, dei dimessi, per tutte le cause risulta pari al 29% nel primo anno e al 33% entro il secondo generando un conseguente impatto economico per il SSN pari a 13.000 euro per paziente.

“Nel 2020 è stata effettuata un’analisi aggiuntiva che evidenzia due aspetti fondamentali: i pazienti dimessi per un episodio di HE non assumono la terapia prescritta per prevenire ulteriori episodi; i pazienti che risultano aderenti al trattamento sembrerebbero essere quelli con maggiore severità di HE. L’Encefalopatia Epatica – conclude Mennini – richiede un’attenta valutazione clinica per cercare di prevenire il primo episodio, migliorando la prognosi così da ridurre l’elevato rischio di ricadute e, comprimere l’impatto dei costi. Emerge in maniera forte la necessità di utilizzare trattamenti appropriati dopo primo ricovero.”

Ultimo aggiornamento il 16 Ottobre 2020 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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