Covid-19 e patologie vascolari, i consigli degli specialisti

di Raffaele Pesavento

Responsabile Struttura Semplice di Medicina Vascolare
Dipartimento di Medicina Università-Azienda Ospedaliera di Padova
Consigliere SIAPAV- Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare

Come hanno imparato gli italiani in questi ultimi mesi, il SARS-CoV-2 non colpisce unicamente l’apparato respiratorio. Si tratta di un virus insidioso, che può creare problemi ad altri organi e compromettere la salute delle persone anche a malattia conclusa.

I dati a disposizione, considerato che il Coronavirus è “apparso” sul pianeta davvero da poco tempo, sono già abbastanza strutturati: dalle prime serie di pazienti osservati in Cina, dopo le prime settimane dell’epidemia, risulta chiaro come vi sia un aumento degli eventi vascolari, tromboembolici, venosi, oltre a infarti cerebrali e sindromi coronariche.

È facile ipotizzare, anche se allo stato dell’arte i dati non sono ancora omogenei, che molti dei pazienti di cui sopra fossero già affetti da malattie cardio-vascolari e quindi a maggior rischio di complicanza durante l’infezione.

Nei soggetti si è assistito a un aumento rilevante dei parametri dell’infiammazione: possiamo dire che si è verificata una vera “tempesta citochimica”, associata all’aumento dei parametri dello stato tromboinfiammatorio. (ndr Il fenomeno denominato “tempesta citochimica” avviene quando si innesta un sistema infiammatorio, come nel caso delle SARS o delle infezioni. È una reazione molto intensa e tra i “moventi” del peggioramento dei pazienti e dell’estensione della malattia a livello di polmoni e altri organi).

Si è anche molto parlato, in riferimento alle patologie correlate al Covid-19, della malattia di Kawasaki, di natura infiammatoria, che colpisce i vasi sanguigni soprattutto della popolazione giovanissima. Anche se un report evidenzia questa correlazione, attualmente i dati restano ancora controversi. C’è comunque da dire che in questi pazienti si è rilevato un aumento degli indici legati al danno miocardico, della microcircolazione e della miocardite.

Gli antitrombotici nella cura del Covid-19

La medicina vascolare è stata chiamata in causa, in questi mesi di pandemia, dato che nei pazienti affetti da Covid-19 si è osservato un aumento di eventi cardiovascolari e tromboembolici maggiori: questo ha suggerito l’uso di dosaggi aumentati di farmaci antitrombotici, tipicamente degli anticoagulanti.

Anche in questo caso, il mondo scientifico sta ancora dibattendo. Sono in corso studi randomizzati sulla somministrazione di dosi di eparina (più o meno alta) per valutare la maggiore protezione dell’organismo. Il problema è che dosi maggiori possono causare un maggior rischio emorragico. Insomma, occorre un’osservazione rigorosa da poter trasformare in eventuale azione di prevenzione.

Per quanto riguarda la nostra struttura, abbiamo scelto di mantenere la tromboprofilassi classica in chi aveva, durante la degenza, una patologica acuta infettiva. I pazienti non critici e non condotti in Terapia Intensiva non sono stati soggetti ad aumento del dosaggio. Quelli invece ricoverati in terapia intensiva sono stati trattati caso per caso.

La “particolarità” dell’anziano

L’opinione pubblica si è domandata, in questi mesi, se l’incidenza del Covid-19 fosse rilevante nella popolazione anziana proprio perché quest’ultima aveva già problemi cardiovascolari pregressi. Possiamo dire che malattia si innesta su un terreno di sicuro “favorevole”: l’età, infatti, porta con sé la comorbidità e rende le persone fragili e soggette a maggiori complicazioni cardiovascolari, dunque a rischi multipli, anche se la causa della morte permane l’infezione polmonare.

I suggerimenti per la nuova “normalità”

Come si deve comportare il paziente con patologie vascolari, da adesso ai prossimi mesi, con il Coronavirus ancora circolante? Quelle che noi suggeriamo come SIAPAV sono sicuramente le norme del distanziamento sociale, associate alle indicazioni classiche, che spieghiamo durante le visite: chi soffre di malattia venosa cronica deve evitare l’esposizione, specie delle gambe, a elevate temperature per molte ore e deve seguire una dieta ricca di frutta e verdura. I pazienti con problemi cardiovascolari che seguono terapie multiple devono, oltre alle indicazioni appena precisate, anche evitare la disidratazione e non esporsi al sole nelle ore più calde.

L’esperienza dell’ospedale di Padova

Questa l’esperienza che abbiamo vissuto presso l’Azienda Ospedaliera di Padova: i pazienti affetti da Covid-19 sono stati ricoverati nell’Unità di Malattie Infettive. I pazienti non sottoposti a Terapia Intensiva sono stati seguiti da una Covid Unit multidisciplinare, che comprendeva il cardiologo, l’internista, il diabetologo, a supporto dello pneumologo e dell’infettivologo. Attorno a questo team ruotavano tutti gli altri consulenti (angiologo, chirurgo vascolare,…); il Pronto Soccorso è stato considerato, in questa filiera, il vero e proprio front office. Certamente la nostra struttura non ha sofferto il carico di pazienti della Lombardia: il sistema è sì stato messo sotto pressione ma tutti i pazienti sono stati ricoverati nei reparti adeguati alle cure.

Ultimo aggiornamento il 3 Gennaio 2021 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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