Fibrillazione atriale, oli di pesce e vitamina D non sembrano utili per la prevenzione

“I risultati del nostro studio non supportano l’assunzione di olio di pesce o integratori di vitamina D per prevenire la fibrillazione atriale”. Così Christine M. Albert, presidente dello Smidt Heart Institute, Cedars-Sinai Medical Center, Los Angeles (Usa), ha riassunto i risultati di una nuova ricerca presentata alle Scientific Sessions dell’American Heart Association. “Tuttavia – ha aggiunto Albert – questi integratori non hanno aumentato il rischio di fibrillazione atriale, che è una buona notizia per le persone che li assumono per altre condizioni di salute”.

Lo studio

Si tratta di una ricerca su una popolazione molto ampia che, secondo gli autori, ha portato a un “risultato definitivo”. Il VITAL Rhythm Trial, studio clinico randomizzato, controllato con placebo, ha coinvolto più di 25.000 uomini e donne con più di 50 anni d’età (età media 67 anni) provenienti da tutti gli Stati Uniti, senza una storia di fibrillazione atriale.

Lo studio ha valutato se l’integrazione con vitamina D3 (2000 UI / giorno) e acidi grassi omega-3 (EPA: DHA in rapporto 1,2: 1; 840 mg / giorno) può ridurre il rischio di sviluppare fibrillazione atriale rispetto al placebo. Durante un periodo di più di cinque anni, è stata diagnosticata una fibrillazione atriale a 900 (3,6 %) dei partecipanti.

Non c’erano differenze statisticamente significative tra i partecipanti che avevano assunto vitamina D o integratori di olio di pesce e quelli che avevano preso un placebo.

Ridurre il rischio

I risultati  di precedenti studi osservazionali sono stati contrastanti, suggerendo sia i rischi che i potenziali benefici  dell’olio di pesce, fonte di acidi grassi omega-3 e della vitamina D per la prevenzione della fibrillazione atriale.

“Una volta diagnosticata, la fibrillazione atriale non è facile da trattare e provoca sintomi che possono compromettere la qualità della vita dei pazienti” – spiega la dottoressa Albert  – Le attuali opzioni di trattamento hanno un successo a lungo termine limitato e rischi significativi, e c’è un urgente bisogno di strategie preventive”.

“Sebbene questi due integratori non prevengano la fibrillazione atriale, studi recenti hanno suggerito che modifiche dello stile di vita come mantenere un peso sano, controllare la pressione sanguigna e moderare l’assunzione di alcol possono ridurre il rischio di fibrillazione atriale – conclude Albert – Dobbiamo continuare a educare i pazienti sui modi per ridurre il rischio e cercare nuove strategie per prevenire questa condizione”

Ultimo aggiornamento il 3 Gennaio 2021 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

Back To Top