Lotta al coronavirus, che ruolo può avere la nutrizione?

Una corretta nutrizione può avere un ruolo importante nel contrasto al SARS-CoV-2, innanzitutto nei pazienti che hanno bisogno di cure ospedaliere. Una dieta sana è un capitolo importante anche per la prevenzione nella popolazione generale.

I soggetti obesi o con malattie metaboliche come il diabete, così gli anziani fragili, spesso con problemi di sotto nutrizione, sono più a rischio di sviluppare forme aggressive della malattia. Anche per la popolazione generale, che deve affrontare periodi di riduzione della normale attività fisica, sane abitudini alimentari sono un presidio importante per il mantenimento di un buono stato di salute.

Per tutti questi motivi gli aspetti nutrizionali vanno considerati con maggiore attenzione nella strategia di contrasto al SARS-Cov-2.

A questo tema è dedicato un intervento di Shameer Mehta, gastroenterologo, dello University College London Hospitals NHS Foundation Trust, Londra, UK, pubblicato su Clinical Medicine Journal, rivista del Royal College of Phisychians, punto di riferimento per l’aggiornamento scientifico dei medici britannici.

L’impatto dell’epidemia sulla qualità della nutrizione

Il Covid-19, osserva Metha, ha un impatto sulla qualità della nutrizione, sia dei pazienti ospedalizzati, sia della popolazione generale. Anche se non esistono ancora studi clinici specifici, visto che si tratta di una malattia comparsa solo di recente, ci sono dati che danno indicazioni importanti.

Un’alta percentuale (dal 23 al 60%) dei pazienti anziani in terapia intensiva risulta malnutrita e la malnutrizione influisce negativamente sull’esito delle cure. A questo va aggiunto che diverse ricerche dimostrano come i pazienti con comorbidità traggono importanti benefici da un supporto nutrizionale, con riduzione delle complicanze e miglioramento della qualità della vita.

Rimanendo nel campo delle infezioni virali, Metha cita una studio su 1.345 pazienti in cui la malnutrizione è risultato un predittore di mortalità per influenza.

La malnutrizione in ospedale

Per i pazienti ospedalizzati la malnutrizione può essere presente già al ricovero, oppure subentrare per un insieme di cause. In ospedale molti pazienti non sono in grado di nutrirsi adeguatamente a causa di problemi di masticazione, disabilità fisiche, disturbi cognitivi, problemi psicosociali o fragilità. Le équipe mediche e infermieristiche sono sottoposte a sforzi eccessivi e le famiglie non sono in grado di visitare i propri cari per aiutarli nei pasti. Inoltre, i medici sono concentrati su questioni cliniche urgenti (principalmente respiratorie) piuttosto che su fattori nutrizionali.

Questi fattori possono comportare un supporto non ottimale per i pazienti durante i pasti, nonché un’apporto nutrizionale inadeguato.

Per questo Metha sostiene che andrebbero praticate forme di screening generalizzato sullo stato nutrizionale dei pazienti ospedalizzati, sottolineando che lo screening non deve essere limitato ai pazienti sottopeso, poiché la sarcopenia clinicamente rilevante può essere presente anche in soggetti obesi.

Inoltre, la terapia nutrizionale dovrebbe continuare anche dopo la dimissione, dato che è probabile che alcuni fattori di rischio preesistenti persistano una volta che i pazienti sono rientrati nella comunità. Infine, parallelamente alle cure cliniche, è importante che vengano raccolti dati relativi allo stato nutrizionale dei pazienti COVID-19 all’ammissione in ospedale e dopo le cure, per valutare adeguatamente gli effetti di una terapia nutrizionale.

La malnutrizione nella popolazione in lockdown

Venendo alla situazione dei pazienti con forme leggere di infezione da coronavirus e della popolazione generale, Metha ricorda innanzitutto che le misure di blocco (Lockdown) hanno conseguenze importanti sull’economia generale e sul reddito di singoli e famiglie. Per i ceti più deboli questo può significare un impoverimento della qualità dell’alimentazione. Un riscontro diretto si ha con i banchi alimentari e le organizzazioni benefiche che devono far fronte all’aumento della domanda di cibo da parte di gruppi sociali che in precedenza non avevano bisogno dei loro servizi.

Gli effetti a breve termine di una riduzione forzata del numero dei pasti comprendono non solo affaticamento, ridotta funzione immunitaria e aumento del rischio di malattie trasmissibili, ma anche un più alto tasso di complicanze per le malattie croniche.

Date queste sfide, quali strategie dovrebbero essere impiegate per sostenere un buono stato nutrizionale della popolazione? A livello sociale, scrive Metha, c’è un urgente bisogno di includere un forte messaggio sull’importanza dell’alimentazione. L’attenzione verso la salute dovrebbe essere utilizzata per dare messaggi chiari sull’adeguato apporto calorico e sulla dieta ottimale per supportare la funzione immunitaria, ad esempio l’importanza di consumare frutta e verdura fresca, grassi insaturi, carboidrati complessi e di mantenere adeguate assunzioni di proteine e vitamine.

I consigli nutrizionali dovrebbero essere associati a quelli per l’esercizio fisico, altrettanto necessario per preservare o sostenere la massa muscolare.

 

 

Conclusioni

Nella strategia di contrasto al  COVID-19, conclude Metha, è fondamentale garantire che i bisogni nutrizionali della popolazione siano soddisfatti e sostenuti, compresi quelli dei soggetti  più vulnerabili. La prevenzione, la diagnosi e il trattamento della malnutrizione devono essere inclusi nella gestione di routine dei pazienti ricoverati per COVID-19.

Questo periodo potrebbe essere considerato un’opportunità per le autorità sanitarie  nella promozione di una cultura nutrizionale, per la popolazione di realizzare cambiamenti di comportamento. Nessuna di queste misure è nuova o rivoluzionaria, ma forse non è stata considerata una priorità negli ultimi anni.

Se siamo in grado di implementare e sostenere collettivamente queste strategie durante e dopo questa pandemia, potrebbe esserci almeno un’eredità positiva di COVID-19.

Ultima modifica:

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.