Gli effetti del lockdown sulla chirurgia oncologica: un’indagine mondiale

chirurgiaRegistrati in molti paesi ritardi preoperatori più lunghi: possibili ripercussioni sulle sopravvivenze a lungo termine.

Durante il lockdown dovuto alla pandemia di Covid-19, i sistemi di chirurgia oncologica in tutto il mondo hanno vissuto un periodo di crisi: un paziente su sette si trovava in zone con chiusura completa, non si sottoponeva alla chirurgia programmata e subiva ritardi preoperatori più lunghi. Il risultato è che per quanto gli esiti oncologici a breve termine non siano stati compromessi, i ritardi e le mancate operazioni potrebbero portare a riduzioni di sopravvivenza a lungo termine. Lo rivela il consorzio COVIDSurg Collaborative che pubblica su “The Lancet-Oncology” i dati di un’approfondita ricerca sul tema.

Gli autori hanno condotto uno studio di coorte internazionale, prospettico, arruolando, in 466 ospedali di 61 paesi, 20.006 pazienti adulti a partire dai 18 anni di età con 15 tipi di cancro. I soggetti hanno avuto tutti l’indicazione per un intervento chirurgico curativo durante la pandemia di Covid-19. Le misure di lockdown sono state classificate secondo l’Oxford COVID-19 Stringency Index in leggere (indice <20), moderate (20-60) o complete (>60). L’outcome primario era il tasso di mancato intervento, definito come la proporzione di pazienti che non si sono sottoposti all’operazione chirurgica pianificata, rapportato alle misure di lockdown.

Dei pazienti eleggibili in attesa di intervento, 2003 (10%) non sono stati operati dopo un follow-up mediano di 23 settimane (IQR 16-30) e per tutti la ragione era correlata a Covid-19. Le restrizioni leggere erano associate a un tasso di non intervento dello 0,6% (26 su 4521), quelle moderate a un tasso del 5,5% (201 su 3646; hazard ratio [HR] aggiustato: 0,81; p<0,0001) e quelle complete a un tasso del 15,0% (1775 su 11.827; HR: 0,51; p<0,0001). Il numero di interventi oltre le 12 settimane dalla diagnosi nei pazienti senza terapia neoadiuvante è aumentato durante i blocchi: 374 su 4521 (9,1%) con le restrizioni leggere, 317 su 3646 (10,4%) con le restrizioni moderate, 2001 au 11.827 (23,8%) con le restrizioni complete.

Stanti i risultati dell’indagine, secondo le conclusioni degli autori, durante i periodi attuali e futuri di restrizione sociale, la resilienza dei sistemi di chirurgia elettiva richiede un rafforzamento, con possibili percorsi chirurgici protetti e investimenti a lungo termine nella capacità di intervenire nell’acuzie durante le emergenze sanitarie pubbliche.

Ultimo aggiornamento il 8 Novembre 2021 di: Alessandro Visca

Folco Claudi

Giornalista medico scientifico

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