Obesità in Italia, più diffusa al Sud e tra gli uomini

Obesità e sovrappeso rimangono un rilevante problema di salute pubblica nel nostro Paese. Lo conferma l’ultima edizione del Rapporto sull’obesità in Italia presentato a Milano dall’ IRCCS Istituto Auxologico Italiano, un volume di oltre 400 pagine con più di 40 autori che presenta, oltre al quadro epidemiologico, le diverse opzioni (nutrizionali, riabilitative, psicologiche, farmacologiche e di chirurgia) per la cura dell’obesità.

 

I dati indicano una maggiore prevalenza dell’obesità nel sesso maschile e nelle regioni meridionali

Il rapporto mette in evidenza una differenza di genere e di distribuzione geografica nella prevalenza dell’obesità in Italia. Il sovrappeso infatti riguarda maggiormente il sesso maschile (6 uomini su 10) rispetto a quello femminile (4 donne su 10), con un picco di prevalenza tra i 65 e i 74 anni, dove l’eccesso di peso raggiunge il 53% delle donne e circa il 68% degli uomini. Oltre un milione di persone pari al 2,3% della popolazione adulta soffre di grave obesità, definita da un indice di massa corporea pari o superiore a 35. Per quanto riguarda la distribuzione regionale, complessivamente nel nord-ovest e nel centro la prevalenza di obesità rilevata nella popolazione si attesta al 10%, mentre nel nord-est e nelle isole il valore raggiunge l’11,4%, nel sud il 12,4%.

rapporto obesita Italia
Persone di 18 anni e oltre con obesità per regione (tassi standardizzati per età*); anno 2019. Fonte: Istat, indagine “Aspetti della vita quotidiana”.
* Standardizzazione rispetto alla popolazione standard europea.

 

Obesità infantile, in Italia uno dei più alti tassi d’Europa

La crescita dell’obesità in età infantile preoccupa da tempo le autorità sanitaria dei paesi dell’Unione Europea. L’Italia, con Cipro, Grecia, Malta e Spagna si colloca tra i paesi con i più alti tassi di obesità infantile. La prevalenza in Italia è pari al 18%, dato che raggiunge il 19% negli adolescenti. Come per gli adulti, si osserva un forte gradiente territoriale nella distribuzione dell’obesità tra la popolazione giovanile con i valori più alti nelle regioni meridionali, come Campania (37,8%), Molise (33,5%), Basilicata (32,4%), Abruzzo e Puglia (31,2%).

L’obesità nei bambini e nei ragazzi è all’origine di problematiche psicologiche e relazionali, spesso anche correlata a problemi psico-sociali come scarsa autostima, bullismo a scuola, scarso rendimento scolastico, disordini alimentari e depressione. Inoltre sovrappeso obesità in età infantile sono associati a un maggior rischio di insorgenza di numerose patologie croniche nell’età adulta.

Evidenze scientifiche riconoscono all’obesità in età preadolescenziale e adolescenziale una forte capacità predittiva della presenza di obesità in età adulta. Si stima che più di un terzo dei bambini e circa la metà degli adolescenti che sono in sovrappeso permangano in questa condizione da adulti.

Studi condotti suggeriscono che questo possa avvenire perché la comparsa precoce ed il proliferare delle cellule adipose in determinati periodi della crescita possono avere conseguenze importanti rispetto al numero e alla dimensione dei depositi di grasso presenti in età adulta.

 

Obesità e Covid-19, pandemie a diversa velocità

Diversi report e studi clinici hanno evidenziato come  l’obesità sia associata a esiti clinici peggiori di COVID-19.
Nella figura qui sotto sono indicati i fattori biologici e i fattori sociali che associano l’obesità ad un rischio di maggiore severità di Covid-19

rapporto obesita Italia
Fattori biologici e sociali che associano l’obesità ad un rischio di maggiore severità di Covid-19

In un recente editoriale pubblicato da The Lancet Gastroenterology & Hepatology si ricorda che secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio globale sulla salute dell’OMS, raccolti nel 2016, più di 1,9 miliardi di adulti erano in sovrappeso, con 650 milioni di questi individui obesi. La prevalenza globale dell’obesità è quasi triplicata tra il 1975 e il 2016, con aumenti sostanziali nella maggior parte dei paesi, compresi quelli considerati a basso e medio reddito.

In quanto tale, la diffusione globale dell’obesità è stata etichettata come una pandemia, sebbene con un’insorgenza più lenta di casi ed effetti dannosi rispetto alla pandemia H1N1 del 2009 o alla pandemia di COVID-19.”

“Gli sforzi per affrontare la pandemia di obesità, continua l’editoriale, sono complicati da molti fattori. A livello dell’individuo, la vasta rete di fattori biologici, psicologici e ambientali locali, spesso difficili da misurare, che influenzano il bilancio energetico presenta un meccanismo causale molto più intricato rispetto al singolo agente infettivo che causa il COVID-19. Troppo spesso questa complessità intrinseca viene ignorata a favore della visione del sovrappeso e dell’obesità come una questione di forza di volontà, (…) non è plausibile che un calo improvviso e simultaneo della forza di volontà possa spiegare il concomitante aumento della prevalenza dell’obesità per età, sesso e gruppi etnici.

A livello di popolazione, i cambiamenti nella prevalenza dell’obesità possono essere spiegati solo da un ampio cambiamento ambientale, data la stasi della biologia umana nello stesso arco di tempo. Gli ultimi decenni hanno visto enormi cambiamenti nel sistema alimentare globale, con miliardi di persone ora regolarmente esposte a cibi e bevande altamente trasformati ad alto apporto energetico, (..) Di conseguenza, è difficile vedere come gli interventi incentrati sull’individuo, ad esempio programmi per la perdita di peso o campagne per un’alimentazione sana, possano avere successo senza politiche che alterino i driver ambientali a monte.

 

 

Ultimo aggiornamento il 13 Luglio 2021 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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