Prevenzione cardiovascolare, la svolta deve arrivare dal territorio

Da una parte numeri ancora imponenti, con 18 milioni di morti nel mondo ogni anno, 230mila solo in Italia. Dall’altra, la pandemia di nuovo coronavirus che ha rallentato le cure ai malati. Per le malattie cardiovascolari, la sfida di diffondere buone abitudini preventive è particolarmente ardua. Se ne è parlato nel corso del convegno “Nuove strategie di prevenzione cardiovascolare nel post-pandemia: la sfida parte dal territorio”, organizzato da Novartis Italia e patrocinato da Health City Institute.

L’idea è che proprio sul territorio si debbano attuare politiche sanitarie efficaci di contrasto alle patologie cardiovascolari per affrontare una situazione critica. Le stime epidemiologiche parlano infatti di un’inversione di tendenza: dopo anni di riduzione della mortalità, i numeri delle cardiopatie ischemiche e delle malattie cerebrovascolari hanno ripreso a salire.

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Nel corso della pandemia la mortalità cardiovascolare è aumentata del 20%

La pandemia e il conseguente lockdown hanno posto un forte freno all’attività clinica, sia sul fronte degli interventi (con una riduzione tra il 50 e l’85% dell’attività chirurgica su pazienti cardiovascolari e del 55% degli interventi di cardiochirurgia) sia su quello della diagnostica (meno 75% degli ecocardiogrammi trans esofagei e delle diagnostiche per cardiopatia ischemica, meno 10% di nuove diagnosi di scompenso cardiaco). Il tutto ha determinato un aumento del 20% della mortalità cardiovascolare e di quella generale.

La prevenzione è dunque uno dei pilastri per far tornare l’incidenza delle patologie cardiovascolari entro limiti accettabili e contribuire così la riduzione del 25% della mortalità prematura da malattie non trasmissibili entro il 2030, obiettivo raccomandato dall’Italian Urban Health Declaration ai governi dei paesi che fanno parte del G20. Il riferimento alla salute urbana non è casuale, poiché buona parte dei rischi delle malattie non trasmissibili sono in qualche modo correlate all’urbanizzazione e alla crescente sedentarietà.

Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute, sottolinea:

Le principali patologie croniche e non trasmissibili, prime fra tutte le patologie cardiovascolari, sono un problema urbano legato ai maggiori livelli di urbanizzazione, all’invecchiamento della popolazione e agli stili di vita meno sani. Il ruolo delle città nella promozione della salute sarà quindi fondamentale nei prossimi decenni e la lotta alle patologie cardiovascolari rappresenta un’opportunità per promuovere la creazione di una rete di collaborazione tra soggetti diversi e lo sviluppo di programmi di prevenzione e gestione della cronicità che tengano conto del controllo dei fattori di rischio cardiovascolare, come l’ipertensione e l’ipercolesterolemia, dell’assistenza sanitaria primaria e secondaria, dell’innovazione.”

Da qui la necessità di un cambio di passo. Gaia Panina, Chief Scientific Officer di Novartis Italia, conclude:

Le malattie cardiovascolari rappresentano un banco di prova importante per i sistemi sanitari di tutto il mondo: come Novartis siamo impegnati ad individuare soluzioni che possano generare un impatto su larga scala come le malattie cardiovascolari richiedono, a beneficio della popolazione. Vogliamo disegnare un nuovo approccio a queste patologie, che contribuisca ad arginare l’emergenza che la società sta affrontando in questo momento, ma anche rafforzare i sistemi sanitari per le sfide che si proporranno nel futuro. E in questo siamo al fianco delle società scientifiche, delle associazioni dei pazienti ma anche delle istituzioni.”

 

Ultimo aggiornamento il 5 Ottobre 2021 di: Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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