Serotonina e depressione, un rapporto da rivedere?

Dopo decenni di ricerche non ci sono chiare evidenze che i livelli di serotonina o l’attività di questo ormone siano responsabili della depressione. A queste le conclusioni, per certi versi sorprendenti, sono giunti i ricercatori della prestigiosa UCL di Londra che hanno realizzato una revisione completa (umbrella riview) dei risultati delle ricerche sul ruolo nell’insorgenza della depressione di quello che è stato battezzato “l’ormone della felicità”.

La principale autrice dello studio Joanna Moncrieff, professoressa di psichiatria alla UCL è categorica:

penso che si possa tranquillamente affermare che dopo una grande quantità di ricerche condotte nel corso di diversi decenni, non ci sono prove convincenti che la depressione sia causata da anomalie della serotonina, in particolare da livelli più bassi o ridotta attività di questo ormone.”

I risultati della review

In sintesi, nella loro revisione generale, pubblicata su Nature – Molecular Psychiatry i ricercatori londinesi hanno trovato che gli studi di confronto sui livelli di serotonina e i suoi prodotti metabolici non hanno evidenziato differenze tra le persone con diagnosi di depressione e i controlli sani. Inoltre, le ricerche sui recettori e sul trasportatore della serotonina hanno trovato solo evidenze deboli e incoerenti di livelli anomali di attività della serotonina nelle persone con depressione.

D’altro canto, negli studi in cui i livelli di serotonina sono stati abbassati di proposito con diete particolari, l’alterazione dei livelli dell’ormone non ha prodotto depressione in centinaia di volontari sani. Infine, studi molto ampi che hanno coinvolto decine di migliaia di pazienti in cui è stata presa in considerazione la componente genica, compreso il gene per il trasportatore della serotonina, non hanno trovato differenze significative tra le persone con depressione e controlli sani.

Una visione diversa della depressione

Come vanno interpretati i risultati di questa review? Nicola Greenhalgh, farmacologo della North East London NHS Foundation Trust ha commentato:

questa non è la prima volta che viene dimostrato che la serotonina non è il principale, o l’unico agente, nella depressione. Ma è probabilmente la prima volta che abbiamo prove conclusive che la serotonina da sola non è responsabile della depressione”.

È noto agli esperti che la depressione è una patologia complessa in cui interagiscono fattori biologici, psicologici e sociali. Tuttavia, questo sostanziale ridimensionamento del ruolo della serotonina nella depressione può apparire come un attacco al presupposto su cui si fonda l’uso di molti dei più comuni farmaci antidepressivi. La stessa Moncrieff ha dichiarato:

molte persone prendono antidepressivi perché sono state indotte a credere che la loro depressione abbia una causa biochimica, ma questa nuova ricerca suggerisce che questa convinzione non è fondata su prove certe”.

E nella discussione conclusiva dello studio gli autori scrivono, tra l’altro:

la grande maggioranza del pubblico è convinta che sia dimostrato che la depressione è il risultato di un’alterazione nei livelli della serotonina o di altre anomalie chimiche e questa convinzione influenza il modo in cui le persone valutano i loro stati d’animo, portando a una visione pessimistica sull’esito della depressione e sulla possibilità di autoregolazione dell’umore. L’idea che la depressione sia il risultato di uno squilibrio chimico influenza anche la decisione se assumere o continuare i farmaci antidepressivi.”

Non è in discussione l’efficacia degli antidepressivi

L’ampia eco che questo studio ha avuto sui media ha allarmato gli esperti, per il pericolo che l’enfasi su questa ricerca possa causare una generale e non giustificata sfiducia dei pazienti nei confronti dei farmaci antidepressivi, la cui efficacia è provata, o ancor peggio possa indurre alcuni pazienti a interrompere le terapie prescritte, con rischi di ricadute e peggioramenti.

La stessa Moncrieff in un intervento successivo precisa che il senso del suo studio è quello di  una visione non riduttiva della cause della depressione e sottolinea che i pazienti in terapia con antidepressivi non devono interrompere la cura all’improvviso o troppo velocemente.

David Taylor, professore di psicofarmacologia al King’s College di Londra commenta:

può darsi che le prove relative alla serotonina e alla depressione non siano conclusive, ma ciò non significa che gli antidepressivi non siano efficaci.”

Taylor sottolinea che molti antidepressivi non hanno alcun effetto sulla serotonina, e che comunque i farmaci non sono stati sviluppati sulla base di un deficit osservato di serotonina, e aggiunge:

sebbene ci siano prove limitate sull’efficacia dell’uso di antidepressivi a lungo termine, ci sono forti prove che gli antidepressivi, in particolare gli SSRI (Inibitori Selettivi del Reuptake della Serotonina), possono aiutare ad alleviare i sintomi della depressione cronica, oltre a portare a tassi significativamente più bassi di recidiva.”

Commentando il nuovo studio, il College of Mental Health Pharmacy (CMHP) ribadisce che gli antidepressivi rimangono “un’ancora di salvezza” per molti pazienti che li assumono. E scrive:

È importante che i pazienti che assumono antidepressivi non interrompano improvvisamente la terapia, ma chiedano consiglio al medico se sono preoccupati per le informazioni che trovano.”

Ultima revisione: 12 Settembre 2022 – Alessandro Visca

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.