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Ca. colorettale, il ruolo protettivo del calcio

I risultati di uno studio su un'ampia popolazione di americani oltre i cinquant'anni confermano che un adeguato apporto di calcio contribuisce alla prevenzione del tumore del colon-retto

Diversi lavori pubblicati in letteratura hanno suggerito un’azione protettiva dell’assunzione di calcio rispetto al rischio di sviluppare tumore al colon-retto (CRC). Nuove evidenze a sostegno dei potenziali benefici di questo microelemento giungono ora da uno studio recentemente pubblicato su Jama Network Open, secondo cui un’elevata assunzione di calcio è associata a una significativa riduzione del rischio di CRC, indipendentemente dalla fonte (lattiero-casearia, non lattiero-casearia o supplementare) e dalla sede del tumore.

La ricerca ha preso le mosse dall’ipotesi che l’assunzione di calcio possa avere un effetto protettivo contro il cancro colorettale, ma rimangono dubbi sull’influenza della fonte di calcio (alimentare o da integratori), della localizzazione tumorale e dell’appartenenza etnica. Per chiarire tali aspetti, sono stati esaminati i dati provenienti da oltre 470.000 adulti statunitensi di età compresa tra i 50 e i 71 anni, arruolati nello NIH–AARP Diet and Health Study, con un follow-up mediano di 18,4 anni.

L’apporto di calcio è stato stimato sulla base dell’alimentazione abituale (da fonti lattiero-casearie e non), dell’uso di integratori e assunzione totale. L’analisi statistica ha utilizzato modelli di regressione di Cox per stimare l’hazard ratio (HR) di incidenza di CRC, confrontando i quintili di assunzione, con aggiustamento per variabili confondenti.

Dall’analisi dei dati, è emerso che l’assunzione media di calcio variava da circa 400 mg/die nel quintile più basso (Q1) a oltre 2.000 mg/die nel più alto (Q5). I partecipanti nel quintile più alto di apporto totale di calcio (Q5) presentavano un rischio di CRC inferiore del 29% rispetto a quelli nel quintile più basso (HR 0,71; IC al 95%: 0,65-0,78; p< 0,001 per trend).

La riduzione del rischio è stata osservata indipendentemente dalla fonte del calcio (lattiero-casearia, non lattiero-casearia o da supplementazione) e dalla localizzazione del tumore. Tra i partecipanti afroamericani non ispanici, non si è osservata un’associazione statisticamente significativa tra apporto di calcio e rischio di CRC (HR: 0,60; IC al 95%: 0,32-1,13; p=0,12), sebbene non siano emerse differenze sistematiche in base all’etnia.

Promuovere un adeguato apporto di calcio nella popolazione generale, soprattutto nei sottogruppi con consumo abitualmente basso, potrebbe dunque contribuire alla prevenzione del CRC e ridurre disparità evitabili nel rischio.

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Redazione

articolo a cura della redazione

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