Alcune ricerche hanno suggerito che le diete chetogeniche possano avere effetti sulla salute mentale, attraverso meccanismi che coinvolgono la funzione mitocondriale, l’infiammazione e i neurotrasmettitori, ma il loro valore terapeutico non è stato chiarito.
Per valutare le associazioni tra dieta chetogenica e presenza di stati ansioso-depressivi negli adulti, i ricercatori dell’Università di Toronto in Canada hanno esaminato 50 studi, pubblicati tra il 1965 e il 2025. Nel complesso sono stati considerati oltre 41.000 adulti maggiorenni arruolati in studi randomizzati controllati, studi quasi-sperimentali, di coorte e trasversali. Il principale parametro da verificare riguardava la variazione della gravità dei sintomi psichiatrici misurata tramite strumenti psicometrici specifici per l’ambito psichiatrico.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati su JAMA Psychiatry
Gli effetti della dieta chetogenica sono maggiori nei soggetti obesi
I dieci trial randomizzati hanno messo in luce un’associazione significativa tra dieta chetogenica e riduzione dei sintomi depressivi (differenza media pari a -0,48); negli studi che prevedevano il monitoraggio, e la conferma biochimica della chetosi, gli effetti sono risultati più intensi. Lo stesso si è verificato per i partecipanti non obesi e per schemi alimentari a contenuto di carboidrati molto ridotto.
I partecipanti non obesi hanno infatti mostrato miglioramenti più evidenti -e statisticamente significativi- nei sintomi, rispetto a quelli obesi (differenza media: -0,88 contro -0.11).
Nei trial controllati, la riduzione dei punteggi relativi ai sintomi depressivi è stata più marcata per i soggetti che seguivano una dieta con un contenuto di carboidrati inferiore al 10% dell’apporto energetico quotidiano, rispetto a quelli che assumevano una quota di calorie derivanti da carboidrati compresa tra l’11% e il 20% (-0.79 contro -0.05). L’analisi non ha invece riscontrato associazioni significative rispetto alla riduzione dei sintomi ansiosi.



