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Trapianto fecale: conferme e limiti di applicazione clinica

La terapia microbiologica, ad oggi è trattamento consolidato per l’infezione recidivante da C. difficile, non ha protocolli clinici definiti in gastroenterologia ed è ancora sperimentale in oncologia

Una revisione della letteratura pubblicata a gennaio di quest’anno su Current Gastroenterology Reports, riassume la storia, le indicazioni, le evidenze e le raccomandazioni attuali per il trapianto di microbiota fecale (FMT), con particolare attenzione all’utilizzo di questa terapia per l’infezione da Clostridioides difficile (CDI), le malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD) e la sindrome dell’intestino irritabile (IBS).

Risulti clinici riproducibili solo nell’infezione recidivante da C. difficile

L’FMT si conferma una delle strategie più innovative in gastroenterologia, ma le evidenze più recenti ne ridimensionano l’applicabilità clinica oltre ambiti ben definiti. Nella pratica clinica, il FMT ha dimostrato un’elevata efficacia nei pazienti con infezioni ricorrenti da C. difficile, con tassi di risposta superiori rispetto alle terapie antibiotiche convenzionali. Questo risultato ha portato all’integrazione della procedura nelle linee guida e allo sviluppo di prodotti microbiologici standardizzati, più sicuri e facilmente somministrabili.

Diverso è il quadro per IBD e IBS. In questi contesti, gli studi disponibili mostrano risultati eterogenei e non sempre riproducibili. Il microbiota intestinale appare certamente coinvolto nella fisiopatologia di queste patologie, ma la sua modulazione terapeutica non consente ancora di ottenere benefici clinici prevedibili.

Indicazioni promettenti in oncologia

Risultati più interessanti arrivano da alcuni recenti studi in campo oncologico., con riferimento al ruolo del microbiota intestinale nella risposta all’immunoterapia nei tumori solidi. Evidenze recenti suggeriscono che il FMT potrebbe modulare l’efficacia dei farmaci immunoterapici.

Uno studio di fase 2 pubblicato nel 2026 su Nature Medicine ha valutato l’impiego del FMT in associazione a inibitori dei checkpoint immunitari in pazienti con melanoma e carcinoma polmonare non a piccole cellule. I risultati indicano un miglioramento dei tassi di risposta in una quota di pazienti precedentemente non responsivi alla terapia.

Un altro studio, sempre pubblicato su Nature Medicine, ha osservato nei pazienti con carcinoma renale una migliore tollerabilità dell’immunoterapia quando associata a modulazione del microbiota.

Tuttavia l’applicazione clinica del FMT in campo oncologico presenta ancora numerosi limiti: gli studi disponibili sono su piccoli campioni, è elevata la variabilità tra donatori e protocolli e non sono ancora disponibili profili standardizzati del microbiota da utilizzare per il trapianto.

Conclusioni

Nel complesso, il microbiota si conferma un target promettente, ma ancora lontano da un impiego routinario nella maggior parte delle patologie gastroenterologiche e resta una strategia sperimentale in oncologia, limitata a contesti di ricerca o centri altamente specializzati.

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alessandro visca
Alessandro Visca

Giornalista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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