Calciatori più a rischio di Alzheimer e malattie neurodegenerative

, Obesità, le differenze di genere nella risposta allo stimolo della fame

, Obesità, le differenze di genere nella risposta allo stimolo della fameDa tempo si sospettava che gli sportivi professionisti esposti a microtraumi cerebrali potessero avere un rischio maggiore di sviluppare patologie neurodegenerative come Alzheimer e morbo di Parkinson. La conferma arriva dal primo studio epidemiologico su un’ampia popolazione di calciatori professionisti, pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Daniel F. Mackay e colleghi dell’Università di Glasgow hanno portato a termine studio epidemiologico retrospettivo su 7.676 ex calciatori scozzesi professionisti, identificati in un database di dati clinici. Dalle statistiche emerge che questi soggetti presentano una mortalità più bassa per le malattie neurologiche e non neurologiche comuni, come ictus cerebrali e tumori polmonari e, al contempo, una mortalità più elevata per malattie neurodegenerative e una maggiore prescrizione di farmaci per la demenza.

“Tra le patologie neurodegenerative si registra una maggiore mortalità per la malattia di Alzheimer e una minore mortalità per la malattia di Parkinson”,

ha commentato Gioacchino Tedeschi, presidente e Direttore della I Clinica neurologica e Neurofisiopatologia dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, neopresidente della Società Italiana di Neurologia.

“I risultati di questo studio si sommano a un filone di ricerca già portato avanti da diversi anni: fermo restando che l’esercizio fisico moderato, l’attività fisica, nonché la pratica sportiva a livelli più competitivi hanno importanti benefici per la salute, tra cui ridurre il declino cognitivo e il rischio di manifestare demenza, alcuni sport di contatto che causano frequenti traumi o microtraumatismi ripetuti possono aumentare il rischio di compromissione cognitiva e neuropsichiatrica, a esordio tardivo, dopo anni dall’attività agonistica, nonché il rischio di malattie neurodegenerative e di encefalopatia traumatica cronica (CTE).”

“Particolarmente determinante è la durata dell’esposizione a traumatismi ripetuti, piuttosto che l’intensità di singoli, rari episodi traumatici”, ha concluso Tedeschi. “Questo ultimo dato è tranquillizzante per i calciatori amatoriali, poiché i soggetti a rischio sono solo i professionisti che per anni hanno subito dei micro traumatismi e quindi possiamo tutti continuare a giocare la partitella serale.”

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Giornalista professionista specializzato in editoria medico-scientifica, editor, formatore.

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