Obesità, scoperto il meccanismo che inibisce gli ormoni della sazietà

Una ricerca potrebbe aprire la strada a un nuovo tipo di intervento su uno dei fattori che entrano in gioco nello sviluppo dell’obesità e del diabete di tipo 2. Si tratta del rilascio dei cosiddetti ormoni della sazietà. Queste sostanze vengono naturalmente prodotte dalla membrana dell’intestino dopo un pasto e inviano segnali al cervello che regolano lo stimolo della fame.

Nei soggetti obesi e diabetici per cause sconosciute è inibito il rilascio di questi ormoni. Un team di ricercatori dell’università e dell’ospedale universitario di Göteborg in Svezia ha scoperto un meccanismo che potrebbe essere la causa dell’inibizione.

Lo studio

La nuova ricerca è partita dall’esame della membrana intestinale di un gruppo di pazienti sottoposti a bypass gastrico e si è concentrata sul GPL-1, un ormone rilasciato dopo il pasto, che stimola la secrezione di insulina e inibisce la secrezione di glucagone da parte del pancreas. Il rilascio di questo ormone è inibito nei soggetti obesi o con diabete di tipo 2 e alcuni farmaci di ultima generazione per queste patologie hanno appunto un’azione mimetica del GPL-1.

Oltre che sui pazienti dopo il bypass gastrico i ricercatori hanno condotto lo studio anche su animali da laboratorio e colture cellulari. In questo modo sono riusciti a individuare un enzima (mHMGCS) che innesca la formazione di corpi chetonici nella mucosa intestinale che, a sua volta, smorza il rilascio di GLP-1.

Gli effetti di una dieta con troppi grassi

Gli esperimenti sui topi hanno dimostrato che una dieta ricca di grassi, nel lungo periodo, determina un massiccio aumento della produzione di questi enzimi, con una crescente produzione di corpi chetonici. In questo modo si spiega anche perché nei pazienti sottoposti a bypass gastrico si nota una rapida crescita dei livelli dell’ormone della sazietà GPL-1.

“Ora abbiamo una spiegazione plausibile – spiega Ville Wallenius, professore associato e consulente senior in chirurgia bariatrica e l’autore principale dello studio. –Il bypass gastrico stacca semplicemente la parte del sistema digestivo in cui sorge il problema, la produzione di chetoni”.

“Dopo l’operazione, aggiunge Wallenius – il cibo entra direttamente dall’esofago nel digiuno (la sezione centrale dell’intestino tenue) senza passare lo stomaco e il duodeno. Quindi, quando il cibo non viene più miscelato con la bile e gli enzimi pancreatici che degradano i grassi introdotti con la dieta in acidi grassi liberi, che fungono da precursori per la formazione di chetoni, semplicemente non ci sono i presupposti per l’enzima che innesca la produzione di chetoni “.

Gli scienziati ritengono che questi risultati apriranno la strada per un nuovo tipo di farmaco. Invece che imitare l’azione del GLP-1 potrebbe essere possibile bloccare farmacologicamente l’enzima mHMGCS nell’intestino. Ciò fermerebbe la soppressione delle cellule produttrici di ormoni, che potrebbe in tal modo aumentare il rilascio di GLP-1 e di altri ormoni della sazietà. “Questo tipo di farmaco potrebbe imitare l’effetto dell’operazione di bypass gastrico”, conclude Wallenius.

 

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Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.