Fibrillazione atriale, l’ablazione transcatetere potrebbe ridurre il rischio di demenza rispetto alla terapia medica

L’ablazione transcatetere nei pazienti con fibrillazione atriale (FA) che non hanno avuto un ictus può ridurre l’incidenza di demenza di quasi un terzo rispetto a coloro che seguono la terapia medica. Sono questi i dati che emergono da un nuovo studio pubblicato sull’European Heart Journal.

La fibrillazione atriale è il problema più comune del ritmo cardiaco tra gli anziani. Questa condizione aumenta il rischio di ictus e di morte. Inoltre diverse ricerche indicano che possa contribuire allo sviluppo di problemi cognitivi e demenza. Oltre che con i farmaci la FA può essere curata con procedure di cardioversione o ablazione transcatetere.

Lo studio

I ricercatori della Yonsei University College of Medicine, Seoul, (Repubblica di Corea) e dell’Università di Liverpool (Regno Unito) hanno analizzato i dati del National Health Insurance Service (NHIS) della Corea su 834.735 adulti con nuova diagnosi di fibrillazione atriale dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2015. Hanno identificato 9.119 pazienti che avevano subito l’ablazione e 17.978 che avevano ricevuto terapie mediche.

Durante il periodo di follow-up di 12 anni, ci sono stati 164 casi di demenza nel gruppo di persone che avevano subito l’ablazione e 308 casi nel gruppo di terapia medica.

“La percentuale di persone che hanno sviluppato demenza durante il periodo di follow-up è stata del 6,1% nel gruppo di ablazione e del 9,1% nel gruppo di terapia medica. – spiega Boyoung Joung, dell’Università di Seoul – Ciò suggerisce che tre persone su 100 della popolazione con fibrillazione atriale evitano la demenza se si sottopongono ad ablazione transcatetere e che 34 pazienti su 100 dovrebbero essere trattati per prevenire un caso di demenza.”

Lo studio ha anche verificato un’associazione tra FA e morbo di Alzheimer minore del 23% nei pazienti sottoposti ad ablazione rispetto a chi seguiva una terapia medica e una minore incidenza del 50% della demenza vascolare. Tuttavia, escludendo i pazienti che hanno subito un ictus durante il follow-up l’ablazione era ancora  associata a un rischio significativamente ridotto di demenza generale e di demenza vascolare, ma a un rischio ridotto statisticamente non significativo di malattia di Alzheimer.

Infine lo studio ha valutato 5863 pazienti con FA sottoposti ad ablazione per vedere se c’era una relazione tra la diminuzione del rischio di demenza e la procedura di ablazione, oppure con il successo dell’operazione. Il successo dell’ablazione era significativamente associato a una riduzione del 44% del rischio di demenza rispetto alla terapia medica, ma se l’ablazione falliva, non c’era una significativa riduzione del rischio.

“Ciò suggerisce – conclude Gregory Lip, dell’Università di Liverpool – che mantenere il ritmo del cuore regolare con un’ablazione riuscita, e non l’ablazione stessa,  può contribuire a un minor rischio di demenza nei pazienti con fibrillazione atriale “.

 

 

 

Ultimo aggiornamento il 20 Ottobre 2020 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

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