Inquinamento, trovata una correlazione tra particolato e declino cognitivo

Nuovi dati allarmanti sul famigerato PM 2,5, il particolato atmosferico di diametro inferiore a 2,5 micron. Secondo un nuovo studio longitudinale pubblicato sulla rivista Brain da Diana Younan, della University of Sothern California e colleghi, l’esposizione a lungo termine a questo inquinante contribuisce al declino cognitivo, in particolare per quanto riguarda la memoria episodica,  in soggetti di sesso femminile nella terza età.

Il trial ha incluso 998 donne anziane (di età compresa tra 73 e 87 anni) con valutazione annuale della memoria episodica tra il 1999 e il 2010, e con a due scansioni di risonanza magnetica (MRI) nei periodi 2005-2006 e 2009-2010. Per queste pazienti, è stata stimata un’esposizione media di tre anni al PM2,5 precedente alla prima risonanza magnetica.

Dall’analisi statistica del dati raccolti, i ricercatori hanno scoperto che l’esposizione al PM2.5 era correlata a un più consistente calo nei test di richiamo immediato e nell’apprendimento di nuovi dati, mentre non è emersa alcuna correlazione con il declino dei punteggi nei test di richiamo differito o nei punteggi compositi. Dopo aggiustamento per molteplici potenziali fattori di confondimento, per ogni incremento interquartile di PM2.5, si è verificata un’accelerazione significativa del tasso di declino cognitivo annuale. Inoltre, è emerso un significativo aumento dei biomarker di Alzheimer rilevati nel sistema nervoso centrale mediante risonanza magnetica.

“Questo studio ha fornito le prime prove epidemiologiche che suggeriscono che l’esposizione a lungo termine a PM2.5 nella tarda vita è associata a un declino accelerato della memoria episodica, che influenza principalmente i punteggi nei test di richiamo immediato e di apprendimento”, scrivono gli autori.

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Folco Claudi

Giornalista medico scientifico