L’alto indice glicemico della dieta si conferma un rischio per la salute del cuore

indice glicemico e cuoreDiverse ricerche hanno evidenziato che un regime alimentare ad alto indice glicemico aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e di morte per tutte le cause.

L’indice glicemico misura la velocità con cui un alimento fa aumentare i livelli di zucchero nel sangue. Gli alimenti con un alto indice glicemico (in maggioranza quelli ricchi di carboidrati) vengono rapidamente digeriti e assorbiti, provocando un rapido aumento della glicemia. Al contrario, gli alimenti con un indice glicemico basso (come quelli ricchi di fibre, proteine e grassi) vengono digeriti e assorbiti a un ritmo più lento e, di conseguenza, provocano un aumento più lento dei livelli di zucchero nel sangue. Gli esperti raccomandano di non considerare questa classificazione come un indice di “salubrità” degli alimenti. Una dieta sana deve comprendere alimenti ad alto e basso indice glicemico.

Tuttavia, l’indice glicemico si è rivelato utile per caratterizzare la trasformazione delle abitudini alimentari dei paesi ad alto reddito rispetto alle diete tradizionali: L’aumento dell’indice glicemico della dieta è uno degli indicatori della crescita nella popolazione di malattie cardiovascolari, obesità, diabete. Una conferma dell’associazione tra alto indice glicemico della dieta e rischio cardiovascolare viene da un nuovo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha riscontrato questo rapporto nelle popolazioni di diversi continenti e in differenti contesti socio-economici.

Uno studio in venti paesi che ha considerato oltre tremila alimenti

Lo  studio International Prospective Urban Rural Epidemiology (PURE) ha incluso 137.851 partecipanti provenienti da 20 paesi, di età compresa tra 35 e 70 anni, seguiti per un decennio ( follow up medio 9,5 anni). I 20 paesi includevano 4 paesi ad alto reddito, 11 paesi a reddito medio e 5 paesi a basso reddito, ripartiti in 7 regioni: Europa e Nord America, Sud America, Africa, Medio Oriente, Asia meridionale, Sud-est asiatico e Cina.

Un team di ricercatori dell’Università di Toronto (Canada) ha utilizzato questionari standardizzati per raccogliere dati su fattori demografici, stato socioeconomico, stile di vita, storia sanitaria e uso di farmaci. I dati sulle valutazioni fisiche includevano peso, altezza, circonferenza della vita e dell’anca e la pressione sanguigna.

Sono stati utilizzati 28 diversi questionari, che hanno incluso in totale circa 3.200 prodotti alimentari. Il team ha assegnato un indice glicemico a 7 categorie di alimenti contenenti carboidrati e sono stati quindi ponderati in base alla quantità netta di carboidrato in ciascuna categoria di cibo. Questi dati hanno determinato l’indice glicemico medio dell’alimentazione di ogni partecipante e un modello statistico Cox multivariabile è stato utilizzato per calcolare l’associazione con il rischio CV e di mortalità.

Per circa 120mila persone tra quelle incluse nello studio erano disponibili i dati su mortalità ed eventi cardiovascolari come l’infarto. In questa popolazione nell’arco di circa 10 anni in più di 14mila persone si è verificato l’esito CV composito primario, con 8.780 decessi e 8.252 eventi cardiovascolari maggiori.

Un’alimentazione con un indice glicemico alto aumenta il rischio cardiovascolare

Confrontando i quintili dell’indice glicemico più alto con quello più basso, i ricercatori hanno riscontrato che le diete con un indice glicemico elevato avevano un rischio maggiore di un evento cardiovascolare maggiore o di morte, sia nei pazienti con una malattia cardiovascolare preesistente (hazard ratio (HR), 1.51; IC 95% 1.25-1.82), sia per quelli senza una malattia cardiovascolare pregressa (HR, 1.21; 95% CI, 1.11-1.34). L’associazione con il rischio CV è stata fatta anche per il carico glicemico e ha dato risultato analoghi per i soggetti con malattia CV pregressa e un risultato non significativo per i soggetti senza malattia CV preesistente.

Per quanto riguarda gli altri fattori di rischio CV, l’associazione indice glicemico e rischio è risultata maggiore nei soggetti con un BMI ≥25 rispetto a quelli con BMI <25, mentre non si sono rilevate differenze rispetto a fumo, consumo di farmaci antipertensivi, statine, esercizio fisico.

II ricercatori hanno anche rilevato che gli individui con un indice di massa corporea (BMI) più elevato avevano un rischio maggiore di effetti avversi.

Gli autori dello studio riassumono:

Il nostro studio comprende partecipanti provenienti anche da paesi a basso reddito, poco considerati nelle ricerche precedenti…  Abbiamo anche verificato che l’indice e il carico glicemico sono misure rilevanti della qualità dei carboidrati in un’ampia gamma di modelli dietetici per quanto riguarda l’associazione con gli esiti di salute. Il risultato è che un’alimentazione con un basso indice glicemico e un basso carico glicemico comporta un minor rischio di malattie cardiovascolari e morte rispetto a una dieta con un indice glicemico e un carico glicemico più elevati.

Ultimo aggiornamento il 29 Maggio 2021 di: Pierpaolo Benini

Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.

Back To Top