L’anemia sideropenica è una condizione di frequente riscontro nei pazienti, sia adulti che bambini, con una diagnosi di malattia celiaca (MC). La MC, infatti, provoca un’alterazione del duodeno, che è il tratto dell’intestino dove viene prevalentemente assorbito il ferro. Meno frequentemente, l’anemia può essere dovuta a carenza di altri micronutrienti (ad esempio folati, vitamina B12).
La dieta senza glutine (GFD, gluten free diet), unico trattamento efficace della celiachia, nella maggior parte dei casi porta a una risoluzione dei sintomi clinici, delle alterazioni sierologiche e delle modificazioni del duodeno. Tuttavia, in una percentuale significativa di pazienti l’anemia può persistere.
Le cause di anemia persistente in pazienti che seguono una dieta senza glutine
L’anemia persistente in pazienti celiaci può essere causata da fattori diversi: la non aderenza alla GFD, l’assunzione involontaria di alimenti contaminati da glutine, una GFD a basso contenuto di ferro, la persistenza di atrofia della mucosa intestinale o altre cause fisiologiche (diarrea alcolica, mestruazioni abbondanti, sanguinamento occulto gastrointestinale).
Inoltre, alcuni pazienti sono refrattari all’integrazione orale di ferro per possibili effetti collaterali (come disturbi addominali, stitichezza, diarrea) e necessitano di somministrazione periodica di ferro per via endovenosa.
Uno studio dell’Università del L’Aquila, da poco pubblicato su BMC Gastroenterology, si è proposto di valutare la prevalenza dell’anemia in adulti e bambini con MC alla diagnosi e durante un lungo periodo di GFD.
Lo studio sulla prevalenza di anemia in pazienti celiaci nel corso degli anni
Lo studio trasversale ha incluso tutti i pazienti adulti con celiachia seguiti presso la divisione di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria dell’Aquila e tutti i pazienti seguiti presso la divisione di Pediatria dello stesso ospedale.
Le informazioni sui pazienti sono state recuperate retrospettivamente dalle cartelle cliniche al momento della diagnosi (T0) e al follow-up: dopo 3-5 anni (T1) e dopo 8-10 anni (T2) di dieta senza glutine.
L’outcome primario dello studio era la valutazione della prevalenza e della gravità dell’anemia nei pazienti con celiachia alla diagnosi e dopo l’introduzione della dieta senza glutine. La frequenza e la gravità dell’anemia sono state valutate con la concentrazione di emoglobina (HGB). Nella popolazione adulta è stata definita anemia una HGB <12 g/dL per le donne e 13 g/dL per gli uomini.
Nello studio sono stati inclusi 311 pazienti con MC (184 adulti e 127 pazienti pediatrici). Alla diagnosi, la prevalenza di anemia era del 5,6% nei pazienti pediatrici e del 24% negli adulti. Al basale, la prevalenza di anemia era maggiore nelle pazienti di sesso femminile con celiachia, solo nel gruppo degli adulti.
I risultati
Dopo 3-5 anni di dieta senza glutine non è stata osservata alcuna differenza rispetto alla diagnosi nella prevalenza dell’anemia nella popolazione complessiva, sia adulta che pediatrica. A 8-10 anni, la prevalenza di anemia era rispettivamente del 4,4% nei bambini e del 17,8% nel gruppo di pazienti adulti, con una significativa riduzione della prevalenza di anemia (24% vs. 17,8% p=0,043) osservata solo nel gruppo degli adulti.

In questo studio circa 1/5 dei pazienti adulti, dopo lunghi periodi di regime GFD (3-5 anni e 8-10 anni) continuano ad essere anemici nonostante la guarigione della mucosa duodenale, la maggior parte dei pazienti (88%), infatti, al primo follow up (3-5 anni) presentava un punteggio Marsh da 0 a 1.
“Questi dati – scrivono gli autori dello studio – smentiscono parzialmente l’idea che il miglioramento dell’atrofia dei villi duodenali sia sufficiente a risolvere l’anemia, grazie al ripristino dell’assorbimento del ferro. Un’ipotesi che potrebbe spiegare la persistenza dell’anemia è che l’assorbimento del ferro potrebbe essere compromesso da alterazioni ultrastrutturali degli enterociti che persistono nonostante l’evidenza di guarigione istologica duodenale:”
“Nel nostro studio – aggiungono gli autori – la prevalenza di anemia era maggiore negli adulti rispetto ai pazienti pediatrici. Le ragioni sono sconosciute, ma alcuni aspetti devono essere presi in considerazione per cercare di spiegare questa differenza. In primo luogo, il recupero della mucosa duodenale è più rapido e completo nei bambini che negli adulti. Probabilmente, questo dato è in parte dovuto sia al ritardo diagnostico negli adulti sia a una maggiore aderenza alla dieta senza glutine dei bambini rispetto agli adulti. Tuttavia, per chiarire questa ipotesi sono necessari ulteriori studi.”
La principale limitazione dello studio, indicata dagli autori, è il disegno retrospettivo e le informazioni limitate sulle comorbilità e sulle terapie domiciliari del paziente.
In collaborazione con Dr. Schär



