L’impatto di un uso regolare (o eccessivo) dei social media (SM) su salute mentale e disturbi dell’umore nei giovani è stato ancora poco studiato, con revisioni sistematiche recenti che riportano risultati contrastanti e incoerenti.
Un contributo interessante arriva da uno studio americano condotto dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, Massachusetts (Usa), su un campione di giovani adulti. La ricerca aveva l’obiettivo di valutare gli effetti di un’astensione dai SM di una settimana sul comportamento dei ragazzi e sui sintomi ansioso-depressivi.
Lo studio, pubblicato sulla rivista JAMA Network Open, ha reclutato 373 partecipanti (età 18-24 anni) che, dopo una fase osservazionale di due settimane durante la quale sono stati esposti all’uso di piattaforme (Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e X), hanno seguito una settimana di ‘disintossicazione volontaria’ dai social media.
Gli esiti in termini di variazioni nei sintomi legati all’umore sono stati valutati mediante specifici strumenti psicometrici, e hanno riguardato: depressione (PHQ-9), ansia (GAD-7), insonnia (Insomnia Severity Index) e solitudine (UCLA Loneliness Scale). Inoltre sono stati valutati l’uso problematico e dipendente dei SM, la tendenza al confronto negativo e il grado di autostima.
La sospensione dell’uso dei social media può ridurre i sintomi di ansia e depressione
La sospensione dell’uso di SM per una settimana ha portato a riduzioni significative dei sintomi di depressione (16%), ansia (24,8%) e insonnia (14,5%), più marcati nei partecipanti con sintomi di maggiore gravità alla partenza dello studio. I partecipanti con depressione di grado moderato-severo hanno mostrato le riduzioni più consistenti in diversi ambiti, suggerendo che gli individui con un carico sintomatologico maggiore potrebbero trarre il massimo beneficio da riduzioni strutturate nell’uso dei social media.
Parametri come il tempo di utilizzo dello schermo, le notifiche e le interazioni con il dispositivo hanno mostrato associazioni deboli con i sintomi di depressione, ansia, solitudine e insonnia. Al contrario, sono state rilevate associazioni positive tra l’uso problematico o dipendente auto-riferito dei social media e gli esiti di salute mentale. Secondo gli Autori, questi risultati suggeriscono che l’impatto dei social media sulla salute mentale dei giovani adulti possa dipendere meno dalla quantità di utilizzo, e più dallo stato emotivo e psicologico in cui l’uso avviene.
I sintomi della solitudine non sono migliorati in modo significativo; risultato che potrebbe riflettere il ruolo ‘sociale’ di alcune piattaforme, dove una minore interazione potrebbe paradossalmente aumentare il senso di isolamento e ridurre la percezione di connessione con gli altri. La durata di tali benefici terapeutici e la loro relazione con i comportamenti richiedono ulteriori approfondimenti.
Gli Autori sottolineano come i miglioramenti osservati durante la settimana di astinenza dai SM siano più attribuibili a una riduzione delle occasioni di interazione problematica (come il confronto sociale negativo o l’uso compulsivo) piuttosto che a una semplice riduzione del tempo totale sullo schermo, in linea con i dati che mostrano scarse associazioni tra il tempo di utilizzo e gli esiti di salute mentale.
I risultati suggeriscono quindi che l’uso problematico dei social media è maggiormente associato a esiti negativi di salute mentale rispetto alla quantità d’uso; pertanto gli interventi educativi o preventivi potrebbero essere più efficaci se mirati a ridurre le modalità di coinvolgimento problematico, piuttosto che esclusivamente alla riduzione complessiva dell’utilizzo.



