Microbiota, i cambiamenti a lungo termine influiscono sul rischio cardiovascolare

Un nuovo studio longitudinale mostra che il TMAO, un metabolita prodotto dal microbiota intestinale, può essere un indicatore del rischio cardiovascolare e può essere modificato con la dieta.

Il TMAO si forma quando i batteri intestinali metabolizzano alcuni nutrienti, come la colina, la L-carnitina e la fosfatidilcolina presenti nella carne rossa, nel tuorlo d’uovo e nei prodotti lattiero-caseari ricchi di grassi. Questo produce trimetilammina (TMA), che nel fegato viene convertita in trimetilammina-N-ossido TMAO. Il TMAO è un fattore chiave nella regolazione dei metaboliti lipidici nel fegato e, a livelli elevati, è stato associato a maggiori rischi di infarto, ictus e morte per qualsiasi causa. Ma i risultati delle ricerche precedenti non avevano mai analizzato gli effetti dei cambiamenti nel corso del tempo.

I risultati di questo nuovo studio dimostrano che l’incremento nel corso di un decennio dei livelli di TMAO è associabile ad un rischio cardiovascolare più alto e che una dieta sana può influire positivamente su questo fattore.

Lo studio

Lo studio prospettico caso-controllo ha arruolato 760 donne sane al basale. I livelli plasmatici di TMAO sono stati misurati alla partenza (1989-90) e dopo 10 anni (2000-02). Le variazioni del TMAO sono state confrontate con gli eventi cardiovascolari verificatisi fino al 2016.

I risultati dello studio, pubblicati sul Journal of American College of Cardiology hanno mostrato che, indipendentemente dai livelli iniziali di TMAO, l’incremento di questo metabolita nel plasma nel corso di un decennio ha comportato un rischio significativamente più alto di eventi cardiovascolari. L’associazione è stata rafforzata da modelli dietetici malsani ed è stata attenuata da modelli dietetici sani.

Lu Qi della Tulane University, New Orleans (Usa), autore senior dello studio, sottolinea che: “la buona notizia è che anche se il TMAO è legato alle malattie cardiovascolari, possiamo modificare l’effetto con una dieta sana”.

I commenti

Diversi commenti sottolineano come questi dati offrano un’opportunità per valutare i rischi cardiovascolari ulteriore rispetto alla misurazione del colesterolo e degli zuccheri nel sangue. Da segnalare in questo senso i risultati pubblicati nel 2017 sull’European Hearth Journal di uno studio in cui livelli plasmatici di TMAO sono stati misurati in pazienti che si sono presentati in pronto soccorso con dolore toracico.

Livelli alti di TMAO sono stati predittivi di rischio di eventi cardiovascolari sia a breve che a lungo termine.

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Alessandro Visca

Giornalista professionista specializzato in editoria medico­­­­-scientifica, editor, formatore.