Calcificazioni coronariche Predittori indipendenti di ictus nella popolazione generale

Nei soggetti a basso o medio rischio CV, le calcificazioni coronariche risultano anche predittori di ictus

Le calcificazioni coronariche (CAC), già identificate come potenti predittori di infarto miocardico, si rivelano ora anche predittori indipendenti di ictus nei soggetti classificati a basso o medio rischio cardiovascolare, tra i quali consentono di riconoscere quelli con un rischio più elevato.

È questo il risultato di uno studio di popolazione apparso su Stroke (doi: 10.1161/STROKEAHA.111.678078), condotto in Germania su una coorte di 4.180 soggetti di età compresa tra 45 e 75 anni (Heinz Nixdorf Recall study), senza precedenti di ictus, di coronaropatia o di infarto miocardico, valutati per eventi cerebrovascolari in un arco di circa 8-9 anni. La presenza di CAC, determinata con EBTC (Electron Beam Computed Tomography), è stata analizzata come predittore di ictus in aggiunta ai fattori di rischio cardiovascolare riconosciuti (età, sesso, pressione arteriosa sistolica (PAS), LDL, HDL, diabete mellito, fumo, fibrillazione atriale).

Durante lo studio sono stati registrati 92 eventi ictali. Si è visto che i soggetti incorsi in uno stroke avevano valori di CAC al basale significativamente più elevati degli altri (mediana 104,8 vs 11,2; P <0,001). Dopo analisi di regressione, le calcificazioni coronariche sono risultate un predittore indipendente di ictus (HR 1,52 [95 per cento CI: 1,19-1,92]; P =0,001) in aggiunta all’età (1,35 per 5 anni [1,15-1,59]; P <0,001), alla PAS (1,25 per 10 mmHg [1,14-1,37]; P <0,001) e al fumo (1,75 [1,07-2,87]; P =0,025).

Il valore predittivo di CAC era evidente sia negli uomini sia nelle donne, più forte nei soggetti ≤65 anni rispetto agli over 65, ed era indipendente dalla presenza di fibrillazione atriale. Inoltre le calcificazioni coronariche erano in grado di discriminare il rischio di ictus soprattutto nei soggetti appartenenti alle categorie di rischio basso (<10 per cento) o intermedio (10-20 per cento) del Framingham risk score. La presenza di CAC, oltre a riflettere l’entità delle placche coronariche, sembra costituire anche un marker di malattia aterosclerotica sistemica, in grado di predire eventi vascolari anche al di fuori del distretto coronarico. In particolare, come dimostrato in questo studio, di predire gli eventi cerebrovascolari in modo indipendente dai fattori di rischio già noti.

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